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La famiglia nelle promesse di Cdl e Unione

(13/03/2006)

Un assegno di 2.500 euro all'anno fino alla maggiore età e 3mila asili pubblici, contro un bonus una tantum di mille euro e introduzione del quoziente familiare. Questi i cavalli di battaglia delle politiche per la famiglia che l'Unione e la Casa delle libertà hanno inserito nei loro programmi elettorali. Proposte segnate da una differenza fondamentale: per la Cdl si tratta di un contributo monetario occasionale, l'Unione punta invece su un sostegno duraturo nel tempo e sulla fornitura diretta di servizi alle famiglie.

Vediamo quali vantaggi avranno le famiglie.
Cominciamo con l'analizzare le proposte della Cdl che prevede, in primis, un bonus bebè per favorire la natalità. È una misura già inserita nella Finanziaria 2006 come bonus una tantum: si stanziano 1.000 euro per ogni figlio nato o adottato. Circa 600mila le famiglie italiane che possono beneficiare di questo sostegno monetario. Ma per entrarne in possesso bisogna avere un reddito lordo complessivo non superiore ai 50mila euro. La Cdl propone anche la creazione di un libretto di risparmio vincolato per ogni nuovo nato per aiutare i nuclei più poveri nelle spese per gli studi. Un sostegno che dovrebbe consentire anche una maggiore libertà di scelta educativa tra la scuola pubblica e quella privata.
Per quanto riguarda, invece, i figli più piccoli, la Cdl vuole proseguire le politiche dell'attuale legislatura: il piano di investimenti in asili aziendali e sociali, attraverso la detassazione e i fondi pubblici.

Altra proposta dalla Casa delle libertà è l'introduzione del quoziente familiare, un criterio che - si legge nel programma elettorale - sarà il centro privilegiato del rapporto fiscale. Quello del quoziente è certamente uno dei temi determinanti che lega la politica familiare al fisco. L'Italia, infatti, resta uno dei pochi paesi europei in cui le famiglie con figli risultano pesantemente punite dal sistema fiscale. Va spiegato in proposito che il quoziente familiare (utilizzato in Francia) è un criterio di tassazione per cui il reddito imponibile è diviso per il numero dei componenti così da abbattere il tetto e la relativa aliquota, parificando il trattamento delle famiglie monoreddito a quelle bireddito. Tuttavia, a causa della progressività dell'imposta, il vantaggio fiscale aumenta col crescere del reddito, favorendo i nuclei con reddito elevato ed escludendo così alcune famiglie dai benefici degli sgravi. Il quoziente familiare inoltre crea una distorsione nelle scelte lavorative del coniuge con reddito più basso. Trasferisce infatti su quest'ultimo parte del carico fiscale, mentre con un sistema di tassazione individuale, come quello vigente, l'imposta si applica separatamente al reddito di ciascun componente della famiglia.

Diverse le proposte dell'Unione che punta ad interventi strutturali che offrano la certezza di un sostegno continuo, con l'impegno di estendere progressivamente la platea dei beneficiari, fino a coprire tutte le famiglie con figli piccoli. Un obiettivo da raggiungere nell'arco dell'intera legislatura. In particolare la coalizione di centro-sinistra propone un assegno per le responsabilità familiari, con una dote per il bambino in modo da fornire un'integrazione di reddito più consistente rispetto agli assegni al nucleo familiare e alle deduzioni Irpef per figli a carico. Si tratta, nello specifico, di un assegno di 2.500 euro all'anno per ogni bambino, come prevede il modello inglese del Children Trust Fund. Inizialmente erogato per i figli da 0 a 3 anni d'età, successivamente l'assegno verrebbe esteso ai figli fino ai 18 anni. La proposta comporterebbe una spesa aggiuntiva, rispetto agli oneri attuali, di circa 800 milioni di euro per il primo anno, con un aumento di 270 milioni all'anno negli anni successivi. Ma l'Unione ha previsto anche una "dotazione di capitale per i giovani". Si tratta di un conto vincolato che lo Stato aprirebbe a favore del neonato, alimentandolo con contributi specifici annui fino al diciottesimo anno di età. Poi al compimento della maggiore età il giovane potrà utilizzare la dotazione accumulata per gli studi o per l'avviamento di attività imprenditoriali. Il contributo verrebbe restituito successivamente a tasso zero.
Altro obiettivo dichiarato è un grande piano nazionale di sviluppo degli asili nido: in tre anni verrebbero costruiti su tutto il territorio nazionale 3.000 nuovi istituti, accessibili a tutte le famiglie. Ma la proposta dell'Unione punta anche alla rimodulazione degli orari di apertura per facilitare la conciliazione con gli orari di lavoro dei genitori e lo sviluppo dell'assistenza domiciliare integrata con l'istituzione di un fondo per la non autosufficienza.

Queste le promesse delle due coalizioni che hanno posto molta attenzione alla "famiglia" mettendola al centro dei loro programmi elettorali. Alcune novità, ma anche piani già proposti nelle passate legislature. C'è quindi il rischio che i programmi non si realizzino nuovamente. Ma il pericolo maggiore è quello dei fondi disponibili. L'attuazione delle proposte di entrambi gli schieramenti prevede costi elevati. E la possibilità che nel quinquennio 2006-2011 vengano mantenuti gli impegni elettorali dipenderà soprattutto dal reperimento delle risorse necessarie a permettere alle famiglie italiane di uscire fuori dal rischio povertà al quale sono esposte.

Patrizia De Rubertis


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