Il consiglio direttivo della Banca centrale europea ha rialzato i tassi di interesse di un quarto di punto: dal 3,25% al 3,50%. Ora il costo del denaro nell'Eurozona torna ai livelli di marzo 2000 con il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale che sale al 4,5% e quello sui depositi overnight al 2,5%.
L'ultimo intervento dell'Eurotower risale al 5 ottobre scorso e vide un analogo rialzo di 0,25%, mentre vi fu una pausa nel meeting del 2 novembre scorso quando il board della Bce lasciò il costo del denaro inalterato. Con la decisione, presa per evitare un surriscaldamento dei prezzi di Eurolandia, i mutui e i prestiti sono diventati quindi più cari. A raffreddarsi ulteriormente dovrebbe quindi essere il mattone proprio perché tassi più alti si traducono in mutui più onerosi.
Numeri alla mano, secondo l'Adusbef, con l'aumento dei tassi al 3,5%, un mutuo di 100.000 euro a 10 anni al 5% comporta una rata mensile di 1.060,66 euro o semestrale di 6.414,71. Gli italiani che - spiega l'associazione - hanno stipulato 13 mesi fa un tasso variabile pagheranno in più da un minimo di 936 euro annui (mutuo 100mila euro con rimborso decennale) fino a 1.980 euro (mutuo di 200mila euro con rimborso ventennale).
Gia nelle scorse settimane il presidente dell'istituto di Francoforte, Jean-Claude Trichet, aveva lasciato intendere che un ritocco all'insù del costo del denaro sarebbe stato probabile a fine anno, data la ripresa economica ormai solida in Europa e qualche fiammata inflazionistica indesiderata. Ieri inoltre è arrivato anche il parere favorevole del Fondo monetario internazionale, il cui numero due John Lipsky ha spiegato che una stretta monetaria moderata sarebbe una mossa appropriata.
Intanto il presidente della Bce Trichet ha spiegato - nella conferenza stampa seguita alla decisione di alzare il costo del denaro al 3,5% - che i pericoli insiti nelle pressioni inflazionistiche restano alti e quindi, nonostante il rialzo deciso oggi, il livello dei tassi nell'eurozona resta tuttora accomodante. La crescita economica resta però robusta anche nel quarto trimestre, anche se non sui livelli del primo trimestre dell'anno.
Le ultime stime degli esperti della Bce sulla crescita di Eurolandia indicano un tasso compreso fra il 2,5 e il 2,9% per il 2006, e poi l'anno prossimo un rallentamento a un tasso compreso fra l'1,7 e il 2,7%.
Il tasso d'inflazione nella zona dell'euro dovrebbe invece aggirarsi attorno al 2,0% nei prossimi due anni. A giudizio di Trichet infine i rischi di un andamento al rialzo dei prezzi prevarranno in ogni caso sul medio e lungo periodo.